Forasacchi, che tormento!
La storia di un sequestro durato 6 mesi, risolto in poche ore grazie a Silicea.
Articolo di Sara Marchi
Introduzione
Il caso di Segullo, detto “Gullo”, cane Bull Terrier di 8 anni, racconta la storia di un “sequestro”
durato dal 15 Agosto 2025, al 13 Febbraio 2026: la migrazione silenziosa e ostinata di un
forasacco attraverso i tessuti della testa, dapprima con localizzazione orbitale a destra,
fistolizzazione orale, successiva migrazione alla regione frontale, quindi alla regione periorbitale
controlaterale, e, infine, a livello della regione superiore del cranio. Un percorso costellato
da terapie antibiotiche, drenaggi chirurgici, recidive e frustrazione clinica, fino all’intervento di
Silicea, che ha condotto all’espulsione spontanea del corpo estraneo dopo solo due somministrazioni.
Anamnesi e decorso clinico
L’esordio risale al giorno di Ferragosto del 2025: Gullo vive in un agriturismo sulle alture del preappenino
umbro, al confine con le Marche, in aperta campagna. Nella sua anamnesi remota, si
ricorda solo una frattura di tibia e perone, di diversi anni fa, risolta per via chirurgica. A livello
caratteriale, sfuggendo agli stereotipi tipici della sua razza, Gullo si definisce come una cane
timoroso, evitante, e per nulla aggressivo.
Il quadro sintomatologico ha inizio col gonfiore della porzione orbitale dell’occhio destro e la
chiusura della terza palpebra: essendo proprio a Ferragosto, la proprietaria aspetta un giorno
prima di venire in visita dal collega; il primo sospetto, data la rapidità di insorgenza e il mancato
ritrovamento di corpi estranei a livello oculare, è la puntura di insetto: viene fatto desametasone
sottocute, una tantum; tuttavia, il quadro peggiora rapidamente: il gonfiore della testa aumenta e
l’energia vitale del paziente si riduce, con prostrazione marcata, polipnea accentuata, e
un’espressione della faccia molto sofferente. Si inizia con l’iter terapeutico con amoxicillina
clavulatato, ma Gullo inizia ad avere un forte dolore a livello dell’articolazione temporomandibolare:
rifiuta cibo e acqua, e inizia a dimagrire; lecca a vuoto e deglutisce in maniera
continua, finchè non appare evidente la comparsa di una fistola in bocca con essudato purulento icoroso.

Il 3 settembre 2025 viene eseguita in sedazione una prima ecografia in cui si evidenzia soltanto “la
presenza di un ascesso periorbitale con fistola a livello di cavo orale, senza l’evidenza del corpo estraneo”. Nel frattempo, la capacità visiva dell’occhio destro è compromessa in maniera
permanente.
La terapia antibiotica prosegue con l’utilizzo di cefalosporine, anche per due settimane filate, e
questo sembra risolvere il gonfiore.
Dopo qualche giorno dalla sospensione, però, è la regione periorbitale controlaterale a venire
coinvolta dalla tumefazione; in più la narice sinistra viene coinvolta da uno scolo nasale di natura
purulenta. Si effettua una nuova ecografia che evidenzia a questo punto la presenza di una
neoformazione frontale con tessuto reattivo misto a bollicine di gas, e rarefazione ossea a livello
della tempia destra. Essendosi fatta avanti anche l’ipotesi di un tumore osseo infetto, Segullo viene
riferito alla clinica Futuravet a Tolentino (MC), in cui viene effettuato esame obiettivo generale che
evidenzia linfoadenomegalia di entrambi i linfonodi prescapolari; l’emogas inoltre evidenzia un
lieve aumento dei parametri renali; i colleghi, da protocollo, propongono il ricovero per la
stadiazione del danno renale, e per la stabilizzazione in previsione della TC, ma i proprietari non
acconsentono a procedere alla diagnostica di secondo livello, e tornano in ambulatorio.
Da questo punto in poi seguono mesi di terapie antibiotiche e cortisoniche, incisioni e drenaggi in
sedazione ripetuti per via delle recidive cicliche, fino allo spostamento progressivo dell’ascesso
verso la parte superiore del cranio, in concomitanza del periodo delle feste natalizie.
Il quadro suggeriva chiaramente la presenza di un corpo estraneo migrante.
La svolta del caso
Lo scorso 12 Febbraio, Segullo torna in ambulatorio per il solito controllo, al termine dell’ennesimo
ciclo di antibiotico: la tumefazione è quasi assente, ma dal foro di drenaggio esce ancora del pus,
seppur in quantità ridotte. Essendo il collega (che aveva condotto il caso fino a quel momento)
impegnato in una chirurgia d’urgenza, prendo la palla al balzo e propongo alla proprietaria, per
nulla chiusa alla medicina integrativa, di tentare di spezzare questo circolo vizioso e
terapeuticamente pesante, con l’omeopatia.
Non eseguo alcuna repertorizzazione, ma decido di non farmi troppi scrupoli e di andare diretta di
prescrizione: Silicea 30CH, 4 granuli al giorno, come indicato anche da Franco del Francia nel suo
Manuale di Omeopatia Veterinaria per l’espulsione di corpi estranei per via transcutanea.
Consiglio di darlo per almeno un paio di settimane, sapendo che “Silicea sviluppa la sua
patogenesi lentamente e che anche a livello terapeutico agisce lentamente”, ma anche per
cautela: non volevo illudere la proprietaria con delle false speranze rischiando di infangare con la
mia inesperienza l’omeopatia.

La somministrazione del rimedio avviene invece solo per due volte, la sera stessa del 12 Febbraio,
e la mattina successiva, insieme ad un po’ di cibo: alle 13.00 circa del 13 Febbraio, la proprietaria
nota una puntina a livello del foro di drenaggio e la tira via… Finalmente il forasacco, dopo 6 mesi,
lascia la testa di Gullo, tra lo stupore, l’entusiasmo e il sollievo da parte di tutti quanti!
La tumefazione si asciuga velocemente, risolvendosi senza ulteriori recidive.
Lettura del caso post-risoluzione e conclusioni
Secondo la lettura di Rajan Sankaran ne “L’anima dei rimedi”, Silicea è il rimedio della sicosi
compensata, del nascondimento, della debolezza celata dietro un’immagine da preservare. Il
“sequestro” del forasacco può essere letto simbolicamente come un corpo estraneo nascosto nei
tessuti, trattenuto a lungo prima di essere espulso: Gullo tra l’altro, ha sempre avuto l’abitudine in
ambulatorio, di piantarsi col muso fisso verso l’angolo della sala visite, vicino la porta di uscita, e di
restarci per tutto il tempo della sua permanenza, come a volersi fingere inesistente, mostrandosi
indifferente a qualunque tipo di richiamo ed evitando qualsiasi interazione con altri umani o animali
presenti; d’altro canto le caratteristiche tipiche del paziente Silicea sono una timidezza estrema, la
paura di apparire in pubblico, il bisogno di soddisfare le aspettative altrui, l’avere idee fisse, e
quindi l’ostinazione e l’inflessibilità.
In conclusione, questo caso clinico, oltre a provocare un’ondata di entusiasmo travolgente, ha
anche fatto insorgere qualche piacevole dubbio: forse non sempre Silicea impiega tanto tempo a
guarire, e per fortuna, seppur in casi eccezionali, pare che anche la cosiddetta “omeopatia di
bassa leva” possa rivelarsi “un’Omeopatia dei miracoli”!

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